Lo chiamavano Giacinto

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Lo chiamavano Giacinto
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Giacinto Facchetti è stato uno dei più grandi simboli del calcio italiano e della centenaria storia dell'Inter. Vicecampione del mondo in Messico nel '70, campione d'Europa a Roma nel '68, ha giocato con la Nazionale azzurra 94 partite, delle quali 70 da capitano. In nerazzurro ha giocato 728 partite ufficiali, vincendo quattro scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali. Famoso in tutto il mondo per le doti di "cannoniere" (come si diceva una volta), ha segnato in serie A 59 gol, record di tutti i tempi per un difensore. Proverbiale per la correttezza in campo, è stato uno dei campioni più benvoluti dalle tifoserie di ogni colore. Diventato dirigente e presidente dell'Inter, è stato negli ultimi anni della sua vita tra i più fieri avversari del calcio cresciuto intorno al nome e al potere di Luciano Moggi. La sua storia, per gli ambienti che evoca, per i valori che porta negli stadi, per i cambiamenti sociali per cui passa con pudore, finisce in fondo per essere, anche, una testimonianza pasoliniana del cammino dell'Italia contadina verso la modernità. Una testimonianza fatta di misura e di decoro, perfino nelle foto d'epoca, che lo vedono spesso in secondo piano per un'antica abitudine a "non coprire la visuale".
 

Biografia dell'autore

Massimo Arcidiacono

Massimo Arcidiacono

Massimo Arcidiacono. Giornalista. Ora al «Corriere della Sera», ha lavorato alla «Gazzetta dello Sport» per oltre vent’anni (alla guida delle pagine Altri Mondi, poi all’ufficio centrale). Ha iniziato tra i giovani de «I Siciliani» e a «Società Civile». Prima di approdare in via Solferino, è stato capo della redazione Interni de «l’Indipendente». Ha pubblicato L’anno dei complotti (Baldini&Castoldi, 1995), scritto con Fabio Andriola, e Papaveri e Papere (Imprimatur, 2013) con Maurizio Nicita. Ha curato la sezione libri del Festival dello Sport.