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La “deportazione” dei giovani meridionali

Rassegna stampa
29.11.2020
«Negli anni Settanta cominciammo ad andarcene un po’ per volta. Dopo il diploma e i primi anni di università molti di noi si accorsero che non c’erano alternative. Per trovare lavoro bisognava fare la valigia, non più di cartone, e andare al Nord. I primi furono i vincitori di concorso. Poste, Ferrovie, cancellerie di tribunali, uffici pubblici statali, ma anche provinciali e comunali. La speranza, più che altro l’illusione, era di rimanere qualche anno fuori casa e infine riuscire a ottenere un trasferimento in Sicilia», osserva il giornalista Enzo D’Antona. Ma chi sono questi «cervelli in fuga dal Sud»? Quali sono le loro storie? Come hanno vissuto la quotidianità di quella che il cronista definisce una vera e propria «deportazione »? Le risposte a queste domande le possiamo trovare nel suo libro “Gli spaesati. Cronache del nord terrone”, in distribuzione dal 26 novembre. «Nei ventuno anni che vanno grosso modo dalla strage di piazza Fontana all’inizio di Tangentopoli, tra il 12 dicembre 1969 e il 17 febbraio 1992, c’è stato per la prima volta nella piccola storia della Sicilia rurale, l’esodo di massa di giovani diplomati e laureati. L’inizio dell’emigrazione borghese», ricorda l’autore. [...]

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