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In Italia di pacchia si muore

Recensione di: La pacchia
01.02.2020
Niente luce né acqua, solo baracche, tende sfondate e una barriera di immondizia per recinzione. Dopo la fuga dal Mali e la paura, il mare e ancora altra paura, una vita randagia a raccogliere arance per un euro e venti a cassa, eccola, è questa l’ultima «pacchia» di Soumaila Sacko prima di venire ammazzato come selvaggina, con una fucilata alla testa.
Poche espressioni, nella nostra recente storia politica, si sono rivelate più inappropriate e, col senno di poi, più intollerabili di questa usata da Matteo Salvini in un comizio a Vicenza contro gli immigrati.

Scarica l'allegato per leggere l'articolo di Goffredo Buccini da "Il Corriere della Sera"

La pacchia

vita di Soumaila Sacko, nato in Mali, ucciso in Italia

di Bianca Stancanelli

editore: Zolfo Editore

pagine: 176

Il 2 giugno 2018, festa della Repubblica, in una fornace abbandonata nelle campagne calabresi, un giovane africano viene ucciso con una fucilata alla testa. Si chiamava Soumaila Sacko, aveva 29 anni, veniva dal Mali. Con due amici stava raccogliendo lamiere per tirar su una baracca nel ghetto dei braccianti neri della piana di Gioia Tauro.Proprio quel giorno, mentre il giovane viene colpito a morte, Matteo Salvini, appena nominato ministro dell’Interno, scandisce in un comizio a Vicenza il suo slogan contro gli immigrati: «La pacchia è finita».Rimbalzando nell’estremo Sud, quella frase diventa il sigillo tragico e beffardo sulla morte di un uomo che, come migliaia di altri africani, lavorava per una paga da fame in un’Italia dove molte sono le pacchie, e nessuna ha per protagonisti i migranti.
16,00

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